NOTE FOTOGRAFICHE

Guardando le foto di Francesco Tadini si ha la sensazione di capire e non capire, perché contengono due elementi di pari mistero, il reale e l’irreale che insieme formano il suo processo di creazione artistica. Immaginazione, prefigurazione certamente, ma scambiando due parole con lui al telefono si capisce il suo intento e il suo modo di creare l’immagine. Oggi creare l’immagine è di una semplicità assurda, ci sono mille modi di elaborazione e di sofisticazione, ma non è il caso di Francesco. Il suo procedimento è, in qualche modo, antico: inquadratura, tempo di esposizione, movimento, mano libera. Credo che in quel lasso di tempo, misurato secondo l’espressività da raggiungere ci sia nell’autore, in se, la contemplazione in anteprima del risultato, che è sempre una scena a più dimensioni dove gli spazi si intersecano come fossero animati. Una mia sensazione, forse derivata dalla lettura della sua biografia, è che queste sue foto abbiano la reminiscenza della scena teatrale, si apre il sipario, il fondo si illumina e gli artisti entrano. Infatti in molte delle immagini che seguono la presenza umana c’è ed è come sentirne la voce recitante.

GIORGIO TANI

OLTRE L'IMMAGINE DEL MONDO

Francesco Tadini la cui fotografia è un viaggio temporale e un'esplorazione della luce insieme, in un unico scatto. Lasciano increduli le sue immagini perchè raccontano molto di più di ciò che vediamo con l'occhio e senza aggiungere elementi estranei a ciò di cui lo stesso occhio si alimenta per poter vedere. La macchina fotografica diventa lo strumento che conserva la memoria di quell'occhio mentre nell'immagine del mondo si muove. La simultaneità delle sue vedute, nelle scie lasciate dalla luce, ci rivela tutta la complessità del reale e non possiamo che esaltarci all'idea manifesta che anche solo con l'occhio possiamo godere del piacere della libertà.

MELINA SCALISE

IN CORPO LUCE 

Light’s memory si muove tra fantasie, narrazioni, regole (da trasgredire) e invenzioni. È una rimessa in gioco e in discussione dello spazio e del tempo.

Alcune rivoluzioni culturali dei primi del 900, tra cui il Futurismo, il Fotodinamismo e il Cubismo, hanno posto fine ad una limitazione che non lasciava spazio al concetto del trascorrere del tempo nello spazio delle fotografie. E Francesco Tadini in Light’s memory si immerge a piene mani, sguardo e movimento tra tempo, spazio e un limite. Un limite o un trampolino di lancio. Corpi marmorei femminili e maschili in bianco e nero che emergono da un fondo scuro, presi in un abbraccio confuso che potrebbe essere d’agonia, d’estasi o entrambe le cose. Corpi marmorei che marmorei non sono, ma corpo vivo, con il dinamismo del corpo vivo in movimento. Torsioni del busto che muovono muscoli e non pietra; persino gli organi interni, ne senti il correre del sangue. 

Francesco Tadini con Light’s memory lascia un segno, portando un approccio nuovo, radicale e unico.

Si allontana da ogni sorta di esotismo o qualsiasi mossa aneddotica di descrizione, per mettere in discussione il tempo e persino la morte, con una libertà concessa da una distanza dal contesto (o panorama a volte) – di cui rinnova ogni volta l’uso – a quadrati o rettangoli. In bianco e nero, sì, o a colori, con ogni rischio che lo porta ad esplorare un’illuminazione impossibile, permette alle fotografie di creare visioni enigmatiche e incinte. Francesco Tadini con Light’s memory dimostra di avere una mente con la giusta svolta per riuscire a capire come attraversare le dimensioni … della fantasia, della realtà, del tempo, dello spazio, della luce. Light’s memory, “senza spazio e senza tempo”, come se Francesco Tadini e le immagini andassero insieme alla ricerca dell’essenza poetica nella semplicità, eppure introducendo chi guarda in un mondo immaginario, di invenzione, contemplazione e quiete, dove le sensazioni, i dettagli, gli oggetti, gli edifici, i soggetti sembrano venir recuperati dagli angoli nascosti della memoria. Donano luce alla normalità dei sentimenti. Fotografie che sono vere e proprie “grammatiche della fantasia” apparentemente sospese tra il presente e un altro mondo. In qualche modo Light’s memory distrugge la forma pura e la fa rinascere, la ricompone in una visione riflessiva e semiotica. 

E poi c’è ovunque, che siano gruppi scultorei, persone, edifici, cattedrali, mare, il movimento, il corpo, come strumento principe dell’invenzione, della creazione. Movimento e corpo che avvicinano molte fotografie di questo progetto a quel disvelamento di ogni pensiero proprio di Francis Bacon, al quel centro di osservazione, a quei corpi e quelle anime. E come per Bacon la pittura è luce e movimento, le fotografie di Light’s memory raccontano di come con la luce e l’illuminazione si crei movimento nuovo, trasfigurazioni e nuove visioni. Figure e strutture non calcificate, non fisse ma dinamiche, mobili, suscettibili di altre forme e in queste fotografie la figura umana, quando c’è,  è centrale e multiforme, si propaga perfino nel terreno che non vediamo. Ma cominciamo fantasiosamente ad immaginare. Francesco Tadini spinge all’estremo una ricerca. Come un lampo nell’oscurità (La nave - Milano, Università Statale, Cortile del ‘700, Fuorisalone "From shipyard to courtyard" progetto di Piero Lissoni) quel riquadro madreperlaceo ci focalizza su una figura umana. Tutto attorno geometrie fluide di arancio e una piccola finestrella bianca in alto a sinistra rivelano, in un unico istante che sfida la persistenza del tempo, la volontà di giocare dentro il flusso inarrestabile delle cose e dell’esistenza, dandole nuove forme di un’immagine assoluta. In una fotografia è come se coagulasse sulla tela un refrain in jazz del mistero dell’uomo, di cui perdura

l’ immutabile forza di misurarsi col mondo, nonostante tutto. Ed ogni corpo in Light’s memory, che sia umano, scultoreo o di edificio (antico o moderno) è corpo vivo. Con quel fare del corpo vivo che elabora il passato mentre progetta il futuro ed ha il presente lì, tra le mani, un “prezioso” da raccontare in profondità.

[...] Oppresso di stupore, a la mia guida Mi volsi [...] ma proprio quella sensazione di meraviglia tale da togliere quasi la capacità di parlare […]”  Dante – Paradiso – Canto XXII

FEDERICAPAOLA CAPECCHI

© 2020 by Francesco Tadini

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